L’oro del Vaticano, Claudio Rendina, Newton Compton

Il 20 settembre 1870 finisce lo Stato Pontificio; le finanze vaticane
non possono contare più sulle tasse dei sudditi e sulle rendite territoriali.
Niente bilanci, niente Zecca. Oltretutto il Vaticano è isolato dai vescovadi e dalle diocesi, senza contare che lo Stato italiano ha attuato una
serie di espropri di conventi nella penisola e in particolare a Roma per
far posto ai ministeri, oltre all’insediamento del re d’Italia nel palazzo
del Quirinale e del Tribunale nell’oratorio borrominiano alla Chiesa
Nuova. Si sono salvati gli edifici costruiti su iniziativa personale di
monsignor Xavier de Merode di fronte alla Strada Pia, futura via Nazionale, nonché i terreni ai Prati di Castello, che lo Stato italiano si vedrà costretto ad acquistare per entrarne in possesso, essendo prorietà privata di questo intraprendente monsignore imprenditore. È un’operazione notevole che indirettamente contribuirà ad arricchire le magre finanze della Santa Sede, oltre ad essere d’esempio per un’altra strada da percorrere in futuro, che si chiamerà speculazione edilizia.
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